Le vostre storie

Il laccio di Rosa

Storie e testimonianze di chi ha affidato a Volo il compito di realizzare i propri desideri. Ogni esperienza rappresenta un viaggio unico. Volontà, emozioni e sogni che si trasformano in realtà.


I vostri racconti ci accompagnano quotidianamente nello sviluppo dei nostri servizi e potranno essere di ispirazione per chiunque desideri lasciare traccia di sé nel mondo.

La storia di Rosa parla di un amore segreto, di una passione sbocciata nei primi anni ’70 in un paesino dell’entroterra siciliano quando lei, adolescente e di buona famiglia, si innamorò di Ignazio, il figlio del calzolaio del paese.

Erano altri tempi ed i due ragazzi vissero nell’ombra il loro amore impossibile, nascondendo biglietti con le puntine sotto le panche della chiesa, scrivendo messaggi sui muri delle case ed incontrandosi in segreto, una volta al mese, nel laboratorio dove Ignazio lavorava come garzone.

“…questa vergogna da oggi in poi non andrà più avanti…” sentenziò il padre di Rosa quando scoprì la passione che legava i due ragazzi. Poco dopo lei lasciò il paese per trasferirsi a casa di alcuni loro parenti, emigrati nel dopoguerra a New York.

Rosa non vide mai più Ignazio, ma questo non le impedì di andare avanti, di sposarsi ed avere tre figli, di vivere una vita felice e piena, sebbene segnata da quel doloroso ricordo e dalla consapevolezza di aver lasciato in Sicilia l’unico uomo che lei abbia mai veramente amato. Alcuni anni dopo seppe anche che Ignazio si era sposato con una sua lontana parente.

Ma nessuno sfugge a lungo alle proprie origini e così, quarant’anni dopo, Rosa, sessantenne vedova e gravemente malata, è ritornata in Italia con suoi figli, spinta dalla voglia di mostrar loro la sua amata Sicilia e di respirare, forse per l’ultima volta, i profumi di quando era bambina.

Mentre passeggiava per le viuzze del suo paesino, persa fra i ricordi della sua infanzia, si è ritrovata davanti alla bottega dove un tempo lavorava Ignazio. E lui era ancora là. Ha riconosciuto quel sorriso di cui si era perdutamente innamorata anni prima, lo stesso sorriso che oggi lui, seduto con sua moglie su una vecchia panca di legno, rivolgeva ad una una ragazza ed al neonato che aveva in braccio.

Rosa non si è fermata, non lo ha guardato, ha proseguito oltre come se nulla fosse, affinché gli occhi non tradissero le sue emozioni e nulla turbasse la gioia e la serenità che aveva visto sul volto di Ignazio.

Al termine del suo racconto, Rosa ci ha consegnato una lettera, arrotolata come una pergamena e chiusa da un laccetto di cuoio nero. Quando lei non ci sarà più, il compito di Volo sarà quello di consegnarla personalmente a Ignazio e di fare in modo che lui sia l’unico ad esserne a conoscenza.

Rosa ha chiesto la massima discrezione sul contenuto di quella lettera ma, prima di andar via, ci ha rivelato che il filo di cuoio nero con cui ha voluto sigillare i suoi pensieri, altro non è che un semplice laccio di scarpe. Quello stesso laccio che, quarant’anni prima, il garzone di un calzolaio, dopo averlo intrecciato come un braccialetto, aveva legato al suo polso come pegno d’amore.